Giuseppe Casa, Viaggio d’istruzione

Questo brano che io chiamo Viaggio d’istruzione è un capitolo tratto dal romanzo “Io non sono mai stato qui”, in uscita per Clown Bianco Edizioni.

Il problema dell’organizzazione e assegnazione degli insegnanti accompagnatori per i viaggi d’istruzione è gravoso e occupa spesso tutto un Collegio dei Docenti e parecchi Consigli di Classe.

Docenti e studenti prendono in considerazione queste uscite sotto un’ottica differente; per i primi è parte integrante del programma scolastico e implica inoltre un grande impegno di energie e l’assunzione di grandi responsabilità, mentre i secondi credono che il viaggio d’istruzione sia anche uno svago dove poter divertirsi e fare un po’ ciò che si vuole.

Conciliare queste due cose non è per niente semplice. Per questo e altri motivi sono sempre meno i docenti disposti ad accompagnare i ragazzi.

Ho paura che qualcuno, leggendo queste righe, possa ricavarci una morale che non voglio assolutamente dargli. Il romanzo, per fortuna, non si occupa solo della scuola.

 

Viaggio d’istruzione

Un altro ‘Consiglio di Classe’. Ma c’è una luce nuova che circonda il quartetto di professoresse di oggi. Sono quasi tutte sulla cinquantina e mi accorgo quasi subito che il loro modo di sedere è cambiato. Si sono iscritte a un corso pomeridiano di pilates. Sono perfino più pazienti e gentili con me, perché di solito non mi calcolano. Sono sempre ferocemente produttive nel costruire e personalizzare i percorsi formativi/didattici. Stiamo discutendo attorno a un problema: il viaggio d’istruzione ad Assisi.

Visite a basiliche, chiese, abbazie e monumenti della città del santo poverello. San Francesco.

Il luogo di destinazione deve avere una motivazione altamente istruttiva. Non sono un fan dei santi né dei poverelli, e Assisi, come gita d’istruzione, dal mio punto di vista, mi sembra la meno indicata. Ma questo lo tengo per me. La loro conversazione abbonda di dati privati. Di esperienze personali collocabili nelle competenze non formali.

La prof di Scienze è la più attraente. È quasi universalmente considerata carina e intelligente, o intelligente e carina, nonostante i tratti appena un po’ spigolosi e l’aspetto lucido e mascheroide che assumono le donne quando si rendono conto che il tempo ha cominciato a scorrere.

C’è anche un maschio, il prof di greco, un po’ avanti con gli anni, in giacca e cravatta presi in saldo da Zara, e un tic fisso all’occhio sinistro. Credo sia frocio, perché ha il classico accento bleso dei froci. Per di più, sta mangiando un pappone frocesco fatto di yogurt, susine, zafferano, uva passa e Dio sa cosa. Lui è l’unico con il quale potrei scambiare qualche parola. Ma le sue forme preferite di comunicazioni sono di tipo non verbale.

La prof di Religione mi controlla a distanza e mi mette soggezione, perché penso che una come lei sia capace di leggermi dentro in qualche modo esoterico o spirituale.

“Chi accompagna la classe?” chiede la prof di Matematica con qualcosa di predatorio nello sguardo, accennando ai pericoli che corrono gli insegnanti al giorno d’oggi.

“Assolutamente sì” dichiara il prof di Greco, oggi stranamente ciarliero.

“I ragazzi sono dei diavoli. Ma qualcuno deve pur portarli in gita. È, come dire? un’esperienza imprescindibile per la formazione dei liceali. Chi va?” fa la vicepreside, sfarfallando le sopracciglia a promettere un’affabilità insincera quanto la piega agli angoli della sua bocca.

“Chi mandiamo?” domanda la prof di Storia propositiva, fissando me, con uno sguardo al tempo stesso affettuoso e leggermente derisorio. Io ho perso il filo del discorso e non dico nulla, anche perché la religiosa mi ha appena lanciato uno sguardo languido e sono molto sorpreso. O forse sono io che colgo così. Mi fa un sorriso sghembo che ha qualcosa di curiosamente insinuante, il sorriso timido ma provocante che potrebbe avere una donna mentre confessa una fantasia erotica appena sopra le righe.

M’irrigidisco.

Se la prof di Religione fosse un po’ più figa, forse ci farei un pensierino, ma così è fuori discussione. Con quei leggings mi ricorda un würstel.

“La prof di religione?” azzardo, poiché si tratta di una gita quasi esclusivamente di natura religiosa.

“Assolutamente no” risponde la religiosa.

“Di base, dovrebbe andare lei prof Branca… lei insegna Storia, lei è più competente.”

“Già… perché non va lei?” mi chiedono in coro. “Lei è il docente più indicato per questo tipo di gita. Anche le ragazze lo desiderano. Hanno espresso proprio il desiderio di essere accompagnate da lei.”

“Assolutamente sì” dice la vicepreside.

Respiro in modo teatrale per non mostrare il mio disaccordo. Do una scorsa ai libri di testo sullo scaffale accanto a me che trasudano serietà ed erudizione.

“Sei un insegnante in grado di collaborare con i colleghi?”

Mi tocco la fronte, le mie dita si ritraggono bagnate.

Non dico nulla.

Non rispondo.

Fallisco.

Collaboro.