Francesco Dell’Oro, Messaggi dal pianeta degli adolescenti

“Come mai la nostra generazione, figlia per lo più di operai che vantavano al massimo la terza media, ha così tanta paura a far vivere gli adolescenti, a farli sbagliare? Sottoponendoli a continue pressioni, giudizi .. per ogni risultato, scolastico, sportivo, relazionale.. In quale momento preciso abbiamo subito la trasformazione?..I ‘fallimenti’ dei nostri figli sono inaccettabili perché diventano i nostri? Se nostro figlio non è eccellente, ‘Noi’ non siamo eccellenti?.. Che amarezza che il pensiero collettivo sia veramente questo”.
Gli interrogativi di questa mamma individuano uno dei problemi centrali nella relazione fra genitori e figli. Allo stesso tempo, diventano un messaggio importante per noi insegnanti.

I Genitori

Una ragazza di un liceo linguistico, in modo molto efficace e con buone ragioni, a proposito dei suoi genitori, si è espressa così: “Siete una generazione rompiballe”.
Noi adulti, in genere, siamo troppi presenti nell’esperienza scolastica e adolescenziale dei nostri figli. Non è un invito alla deresponsabilizzazione. I genitori devono trasmettere esperienze, regole e valori, ma con la consapevolezza che questo messaggio sul pianeta degli adolescenti arriva solo a due condizioni: se manteniamo una ‘distanza’ corretta, rispettosa della loro autonomia e della possibilità di misurarsi con le difficoltà della vita e se le ragazze e i ragazzi si sentono apprezzati e stimati. Quelli più fragili a dosi industriali.
Gli adolescenti, non a caso, detestano il linguaggio delle parole. E’ il linguaggio degli adulti e nasce dall’esperienza ma con un terribile difetto: è troppo perfetto o almeno noi pensiamo che lo sia. Con le parole noi spieghiamo tutto e maledettamente in fretta. Ci mettiamo sempre fra i nostri figli e le loro difficoltà, suggerendo sempre una soluzione che rappresenta, in modo comprensibile ma non utile, le nostre ansie e preoccupazioni. Il risultato è un sistema di relazioni estremamente giudicante. Non solo. Rubiamo a questi ragazzi una variabile fondamentale: il tempo. Uno spazio che consenta loro la possibilità di diventare protagonisti nell’affrontare e risolvere le difficoltà o eventuali insuccessi. O almeno di provarci.

Gli insegnanti

Nella quotidiana attività di consulenza ho potuto verificare che le ragazze e i ragazzi delle nuove generazioni suddividono gli insegnanti in tre categorie:

  • I baciati delle stelle. Sono gli insegnanti straordinari. Quando hai la fortuna di incontrarli possono cambiarti la vita. Sono quegli insegnanti che hanno compreso che le ragazze e i ragazzi che ogni giorno entrano nelle aule scolastiche non sono studenti ma.. adolescenti che vanno a scuola. La differenza è cruciale. Sono consapevoli che questi adolescenti stanno attraversando una delle fasi più belle ma più complicate della vita, in quanto stanno affrontando un periodo di importanti cambiamenti a livello fisiologico, ormonale, cognitivo, relazionale e a livello valoriale. I baciati dalle stelle sono attenti alla storia e al vissuto delle persone.
  • I discreti, invece, fanno riferimento a insegnanti che a volte svolgono la loro professione in modo anche accettabile ma spesso dimostrano scarsa passione e interesse.
  • Quelli che fanno danni sono persone ad alto rischio. Dovrebbero cambiare lavoro. Velocemente. Anche perché a loro affidiamo il futuro dei nostri figli. I danni che, purtroppo, possono fare in termini di autostima e disaffezione per la scuola e per la vita sono inimmaginabili.

Ho un desiderio: ribaltare uno schema scolastico che si sviluppa molte volte con attori irricevibili, aggrappati a una cattedra altare e ai banchi dei fedeli devoti.
Probabilmente anche i falegnami hanno una scarsa fantasia, ma certo i nostri suggerimenti nella definizione di un “setting” scolastico sono, da troppi decenni e non a caso, ripetitivi. Le caratteristiche spazio temporali non sono evidentemente la preoccupazione più importante in ambito scolastico ma trasmettono un messaggio di povertà nelle relazioni.
La nostra scuola si è sviluppata per troppo tempo nel considerare la qualità dell’insegnamento, rinunciando a comprendere e a favorire le condizioni indispensabili dell’apprendimento.
La valutazione scolastica, inoltre, in troppi contesti è ancora imbrigliata in una logica matematica e mortificata, molte volte, da quote decimali assurde. Un pessimo biglietto da visita della scuola italiana.
A questo proposito, ho trovato straordinario il messaggio inviatomi da uno studente di 1 liceo classico:”… e’ chiaro che ogni persona non e’ solo quello che dimostra durante le verifiche o le interrogazioni, ma ognuno possiede una serie di qualità, sia positive che negative, che non possono essere valutate con gli stessi parametri con cui si valuta l’apprendimento di nozioni, perché ci sono aspetti di una persona che si scoprono con il dialogo e non con delle domande unilaterali ….”.
Non amo, anzi detesto i test. Quando, in particolare, sono applicati a un adolescente, rappresentano uno strumento del tutto inadeguato. Nocivo. Eppure un test lo farei. Sottoponendo a tutti gli insegnanti, soprattutto a quelli di recente nomina, la seguente domanda:”Un ragazzo in difficoltà è un problema o una risorsa per la scuola?”.
Ho una certezza che, a mio giudizio, deve rappresentare un requisito di base: il ragazzo in difficoltà è una benedizione! Perché può qualificare la scuola e la professionalità di un insegnante.

La scuola è il luogo elettivo dell’errore. Non può essere una discarica del sapere ma deve diventare sempre di più un laboratorio di ricerca.

C’è un altro punto da considerare: i dati ISTAT dell’aprile 2017 con riferimento al 2015 segnalano, in termini di abbandoni scolastici nella fascia d’età dai 18 ai 24 anni, una media europea dell’11% mentre il nostro paese risulta al 25 posto con il 14,7%.
La situazione peggiora con i laureati: nella fascia 30 – 34 anni la media europea è del 38,7%, mentre il nostro paese con il 25,3% si colloca, fra i 28 paesi europei, all’ultimo posto.

Forse c’è materia di riflessione per tutti: genitori, insegnanti e adolescenti.