ALL’INSEGNAMENTO

I
È tra i banchi di scuola che vidi il mio volto
capire il mondo come la vita che non va studiata
ma vissuta anche si piangendo, ma come
un’occhiata al di là di una finestra si getta
al mondo affascinante e un po’ chirurgo,
una coda d’occhio è pur sempre
per un libro chiuso e un altro pronto al vento.

II
Carattere chiuso. Ribelle no. Sguardo
appeso al vuoto circostante, udito
verso l’inatteso che sembra sempre inseguirti
o essere a sua volta inseguito. Adolescenza
è posto che trasporta con sé scenari
d’improvvisazione: una famiglia
è luogo sacro quando riserba l’armonia
di una spilla penetrarti al cuore
come nota d’un violino
uno spartito fitto di nei vivono
l’intera trafila ch’è la vita
l’atteggiamento d’un cespuglio.

III
Ricordo il consiglio di una donna: lei calendario
con i proverbi in tasca e una chiave
per cesellare porte aprirsi alla conoscenza
solenne e raffinata. Oggi penso
che sommerso nel mio oceano di dubbi
sull’incertezza della vita che poco si mostra,
mi sento studente che piano si ricama
lungo strada o corridoio ben diritto
con sulla schiena i ricordi i consigli
di un tempo che oggi corrono
al contrario.

IV
Ricordo una donna: gli occhi su di me
col gesto antisettico della perfezione
interiore arricchito dal momento. Quando si
è giovani, un’acca appare come
l’unghia alla lavagna; il ricordo
del silenzio, una frase entrava
nel mio cervello vivo come carne
al fuoco suda lettere umide
in un drenaggio perfetto e perforato.
Ricordo la cultura, localizzata
nel punto dove il mio pensiero
smarrito, intorpidito, a fatica
risaliva l’onda con in mano un diario
senza giorni né parola alcuna.

V
Le lezioni sono come un soffio rapido di vento
che ti scuotono un po’ quel vitale punto
sconquassato riposto in un reparto preciso del cervello.

VI
Il dialogo, perché non adoperarlo in gioventù
che siamo trasudanti curiosità verace
fervidi insolenti col vizio della creazione?
Perché capiamo troppo tardi il gusto
per la penna e troppo presto il guaio feroce
della pena?

VII
Il pensiero del primo giorno di scuola è di quelli
che assomigliano a una clessidra agire
nel vuoto senza lancette né meridiane: un orologio
abbarbicato più nella mia mente oggi satura,
che un ricordo nitido come neve sopra uno
specchio alla luce del sole. Il pensiero invece,
corre sopra una lastra l’ultimo giorno
di scuola che ancora mi porto dietro;
affranto, con le scarpe in mano e una bussola
nuova da svezzare, come sulle scale
il tocco di una discesa
che mai cade.

VIII
Ansie, paure, tristezza in agguato alla folla
si mescolano stati d’animo dannati e disparati.
Ostiniamo il dialogo come forma d’arte,
apriamoci seppur col velo della timidezza,
non dileguiamoci da ombre spesse, pesanti…,
ma armiamoci di buon cuore fra il denso
esistere e un futuro che mai scettico
si donerà con gli insegnamenti, saggezza
nei frutti e un albero con le guance al sole,
inchiodato a terra il pensiero verso oltre
confini sterminati e siderali.

( F. Strinati )

 

24/11/2017