Già…don Milani…

Già…don Milani… Con una formazione cristiana o no molti della mia generazione ne sono stati, fortunatamente, “segnati”. Nello stesso periodo frequentavo in via Colletta il teatro “La Comune” di Dario Fo: mi si impresse ugualmente l’idea che veniva lì proposta sul fatto che chi ha il potere ce l’ha anche perché conosce più parole dell’operaio (non so se sia più tanto vero, data la generalizzata mediocrità comunicativa). Propongo ogni tanto un saggio sul “valore della scuola”, e non manca mai un documento di don Milani, come quello che segue: “Abbiamo visto troppe volte i poveri rinunciare alla lettura della prima pagina del giornale dicendo: “E’ troppo difficile per me, non ci capisco nulla”…Quelli che sanno scriverla e quelli che sanno capirla sono oggi e saranno anche domani i padroni del mondo…Noi sogniamo un mondo dove non ci siano più né servi né padroni. Per arrivarci bisogna che ognuno abbia l’istruzione sufficiente per conoscere i fatti e cercare il modo di risolverli…(appunti per un giornale-scuola, 1958).

“Spesso gli amici mi chiedono come faccio a fare scuola e come faccio ad averla piena. Insistono perché io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie la tecnica didattica. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma di come bisogna essere per poter fare scuola…Bisogna avere le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non bisogna essere interclassisti ma schierati. Bisogna ardere d’ansia di elevare il povero a un livello superiore. Non dico a un livello pari a quello dell’attuale classe dirigente. Ma superiore: più da uomo, spirituale, più cristiano, più tutto” (“Esperienze pastorali”, 1958)

 

03/02/2016                                                                   Giovanna Pagano