Il mio viaggio nella scuola dall’Egitto all’Italia

Sono gli anni della scuola elementare, in cui i bambini ricevono i primi timbri e insegnamenti da persone diverse dai propri genitori. Mi trovo a Telbana piccolo paesino della regione di Sharkia, nel delta del Nilo. Paese in cui la cultura insegna che l’insegnante sta prima dei propri genitori, al secondo posto dopo i profeti. E’ una figura che riveste un ruolo fondamentale, quello di dare i primi pezzettini di cibo per la mente a differenza dei genitori che curano il cibo per il corpo.
In quel piccolo paesino non ci si poteva lamentare dei comportamenti dell’insegnante, qualunque fosse stata la scuola e l’insegnamento dato.
Il mio ricordo di un insegnante, quello di Inglese e Scienze, è un ricordo d’odio. Strano vero? Eppure è così. Ora che sono cresciuto forse ho capito le motivazioni del suo comportamento nei miei confronti, ma non riesco tuttavia ad eliminare l’odio e la rabbia che mi trascino dentro ancora adesso. In Egitto, come in tanti paesi nel mondo, l’insegnante non vien pagato molto bene e sono questi certamente segni del degrado sociale di un paese, anche se la mia esperienza mi dice che alcuni lavori come l’insegnante, medico, infermiere ecc. dovrebbero essere fatti non come lavoro ma come missione, solo cosi si arriva a quel traguardo fondamentale del cambiamento di chi viene ad apprendere.
So che con una cattiva retribuzione spessissimo il processo educativo è difficile. E parallelamente quando a casa i genitori non fanno la loro parte nei confronti dei figli non si va molto lontano. Sono i due cardini che reggono l’educazione e la formazione delle giovani coscienze.
Il fatto che, quando il ruolo dell’insegnate si considera come un lavoro soltanto e non come una missione, succede come quello che è successo a me da piccolo.
Ogni qualvolta entravo in classe nelle lezioni di inglese e scienze il Sig M… mi chiedeva di alzarmi per l’interrogazione e fin qui niente di strano. Ovviamente a seguito di ogni mia risposta errata seguivano bastonate dolorose sul dorso delle mani, per non parlare degli schiaffi sul viso. Non potevo dire eiente a casa perché ne avrei ricevuto altrettanto da mio padre, per la semplice ragione che l’insegnante aveva sempre ragione.
I giorni passarono ed il Sig M…. non mi chiedeva più niente perché sapeva che non ero in grado di rispondere, ma il suo bastone lavorava lo stesso sul dorso della mia mano, ed io appena entravo in classe non aspettavo nemmeno le domande ma esibivo le mani già aperte. Anno dopo anno, ho deciso di prendere lezioni private per farlo smettere di umiliarmi e lì iniziarono i primi cambiamenti della mia situazione. Lui si sorprendeva ogni volta che mi trovava a risponder correttamente alle sue astute domande. Passarono i giorni e io presi a studiare di più quelle due materie, ma l’odio verso il sistema educativo aumentava di pari passo, [perché né gli insegnanti né le famiglie erano in grado di assecondare lo sviluppo mentale in modo normale.
Tutto questo mi porta a pensare a quanto sarebbe cambiata la mia vita se il Sig M…. si fosse comportato diversamente, non saprei immaginarlo.
So solo che a distanza di anni e in luogo diverso, addirittura paese diverso, ho trovato quello che aspettavo facesse il Sig M…. .
Sono arrivato a Milano nel 2006 e gli ostacoli di adattamento ad una cultura nuova come quella italiana non sono stati pochi. Ero alla ricerca di quello che i miei coetanei fanno o dovrebbero fare. La voglia di tornare sui banchi della scuola mi continuava a saltare in testa. Ogni giorno mentre io andavo al lavoro al mattino presto, i ragazzi della mia età andavano a scuola. E dopo aver capito il ruolo della scuola in una società come quella italiana, ruolo che segna il destino o il cammino professionale, sono arrivato a capire la differenza di uno che è andato avanti con lo studio e di un altro che si è fermato prima.
Per la prima volta ho visto volontari che fanno da insegnanti per chi ne aveva bisogno, con uno stile e una passione ben diversi da quelli che avevo visto in Egitto dove vivevo. Con le prime lezioni per imparare la lingua italiana ho sentito il brivido del sapere e quanto esso faccia bene all’anima e alla mente, ho deciso di continuare. Ecco, le gocce del sapere sono come i raggi di luce in una strada piena di ostacoli e immersa in una fitta oscurità. Gocce che appena assaporate non si riesce a smettere di nutrirsi con esse.
Ho sempre fatto il confronto tra i diversi metodi di insegnamento per capire quale sia più efficace nei risultati e la mia risposta è che tutti i metodi hanno bisogno di un elemento senza il quale nessuno può fruttare buoni risultati. Trattasi della volontà degli studenti che deve essere parte necessariamente dei metodi di apprendimento. Sono sicuro che la violenza o il maltrattamento come metodo non favoriscono l’impegno e la volontà degli studenti, anzi li allontanano. Quindi penso che un insegnamento elargito con passione e dedizione ha migliori probabilità di successo. Quando parlo di questo insegnamento, penso allo studente come persona e non come numero in cui si deve iniettare solo la lezione, bisogna dare valore al terreno prima di seminare, dare importanza al contenitore prima di versare il contenuto. Se l’insegnante riesce ad arrivare a questo punto, egli è già a metà strada nel processo di formazione ed educazione.
Non si possono certamente tacere le condizioni che circondano tale processo, la retribuzione, la posizione sociale, il livello educativo degli studenti, quello di istruzione precedente, il grado di stress nel posto di lavoro, la tutela dei diritti di istruzione dei lavoratori e il clima e i rapporti fra insegnanti all’interno di uno stesso istituto. Tutti questi sono elementi che fanno sì che un insegnante sia nella condizione di potersi dedicare al processo di insegnamento a pieno.
I genitori ci assistono nelle prime fasi nello svolgimento dei compiti e delle verifiche, man mano che però andiamo avanti, questo loro ruolo diminuisce per effetto dell’opera dell’insegnante che ci dà gli elementi che ci aiutano a camminare da soli, indipendentemente dall’aiuto dei genitori.
Quante cosa fa l’insegnante! Non a caso l’etimologia della stessa parola, dal latino, dice che maestro equivale a magister ovvero magis, cioè grande, accompagnata dal suffisso comparativo ter che significa più. Per cui il maestro è il più grande, più esperto, più competente in quello che insegna.
Vorrei sempre ricordarlo così, ma alcuni sono così bravi a togliere questi significati, come è appunto il mio ricordo del Sig M… .

Elsayed Tawfik