“Non è mai troppo tardi”

Siamo in molti ad avere con don Lorenzo Milani un bel debito di riconoscenza e non solo i “suoi ragazzi”.

Possono infatti sentirsi a buon diritto suoi discepoli tutti coloro che, per le più svariate ragioni, hanno dovuto lasciare la scuola per dare precedenza ad altro, ma riconoscono l’importanza dell’istruzione, e non solo quella impartita nei licei, come un elemento formativo e fondante per contribuire in modo responsabile, corretto, onesto e civile alla società in cui vivono.

Nel mio caso la scuola l’avevo “sospesa” a 15 anni, nel giugno del 1971, al termine del secondo anno di superiori. All’epoca non era insolito che anche ai giovani venisse richiesto di rimboccarsi le maniche per le necessità familiari.

In cuor mio mi ero però ripromessa che, non appena avessi potuto, avrei ripreso gli studi.

Bene. L’occasione si è ripresentata trentotto anni dopo.

Se da ragazza avevo lasciato il mondo della scuola per entrare in quello del lavoro, ora ritornavo a scuola perché l’azienda presso la quale lavoravo mi mandava in mobilità.

Era un continuum e il cerchio, finalmente, si chiudeva.

In più mi era riuscito di trasformare una esperienza per me molto negativa (la mobilità) in una opportunità: quella di completare gli studi che tanti anni prima ero stata costretta a lasciare.

E’ stata la decisione giusta. Durante quel cammino ho incontrato molte persone disposte a darmi buone indicazioni e ad incoraggiarmi. Ma altrettante mi dicevano: “ma chi te lo fa fare, alla tua età…. E poi a cosa ti serve?”

Immediata era la mia risposta: “lo faccio per la miglior ragione del mondo: per me stessa ”.

Non era stato possibile prima, ma ora era arrivato il momento di saldare il mio debito.

Felice è anche stata la scelta di una scuola serale per adulti. Lì c’erano tante persone come me. Certo, non tutte avevano i capelli “sale e pepe”, ma a loro non importava la mia età, e poi ciascuno aveva le sue ragioni per essere lì.

Comune a tutti era però l’obiettivo: attraverso la scuola migliorare la propria condizione ed impegnare energie e risorse per un futuro positivo.

Che dire degli insegnanti? Come noi studenti ciascuno di loro aveva il proprio carattere e il proprio modo di insegnare ma, al pari nostro, si impegnavano per metterci in condizione di apprendere nel miglior modo possibile.

La formazione era mirata a fornire un bagaglio da spendere nel mondo lavorativo, usando un metodo sfrondato il più possibile da un formalismo inutile per chi, adulto, sapeva già cosa era la vita.

Si badava al concreto e che ad ognuno fossero forniti i mezzi per riuscire.

Certo le lezioni erano le lezioni e compiti in classe ed interrogazioni non erano uno scherzo. Bisognava studiare.

La leggenda metropolitana che “alle serali promuovono tutti”, non solo è falsa ma è anche profondamente ingiusta nei confronti di tutti quelli che invece si impegnano, e molto, (sia docenti che studenti) per ottenere un buon risultato.

Ma allora è tutto rose e fiori? Non è vero nemmeno questo. Ci sono pecche e limiti, dovuti spesso all’inevitabile burocrazia, che viene superata con la professionalità e la passione per l’insegnamento di quei docenti che hanno a cuore il loro compito di educatori e vanno ben oltre quanto prescritto dal codice deontologico richiesto dalla loro posizione.

Per quello che mi riguarda ciò che ho imparato mi ha consentito di conseguire, brillantemente, sia il diploma di maturità che la laurea (triennale).

Quelle della scuola serale non erano mere nozioni, ma mi è stato insegnato ad andare oltre, non fermarmi alla lezioncina. Afferrare gli argomenti, riceverne stimoli per ampliare il discorso ed avere la curiosità di saperne di più, insomma aprire la mente ed allargare gli orizzonti.

Altro punto fermo era di non avere paura di dire: “non ho capito”. Qualsiasi materia con una buona spiegazione (da parte dell’insegnante) e un po’ di buona volontà ed impegno (da parte dello studente) può diventare meno ostica.

Personalmente il mio obiettivo non è mai stato il bel voto, ma ogni sera, tornado da scuola, mi chiedevo piuttosto se avevo aggiunto qualcosa al mio bagaglio culturale. Solo se la risposta era affermativa ero soddisfatta.

Per onestà devo però completare il discorso sulla mia esperienza educativa. Credo fermamente che la scuola sia fondamentale nella formazione di una persona, ma una parte altrettanto grande, per chi vuole imparare, ci viene dalla vita stessa.

Non tutti hanno la fortuna di poter studiare con l’aiuto di bravi insegnanti. Molti, anzi ancora troppi, sono quelli che non ne hanno la possibilità. Allora vuol dire che sono costretti a restare nell’impreparazione e nell’inciviltà? Assolutamente, no.

Conosco persone che hanno quello che definiremmo un livello scolare molto basso, tuttavia rivelano doti di saggezza, rigore morale, capacità di serio ragionamento talvolta ben superiori a quelle di certi tronfi individui muniti di laurea.

Sì, perché un’altra delle doti che fornisce (o dovrebbe fornire) l’istruzione è l’umiltà.

Il “so di non sapere” di Socrate.

Ecco perché si studia.

 

09/03/2017                                       Marzia Moretti